Sistema muscolare: un sostegno concreto per le difese immunitarie

Fare sport e tenersi in forma ti donano dei benefici inimmaginabili. A cominciare da una vitalità fuori scala, ingrediente essenziale per affrontare le sfide di ogni giorno con la giusta dose di determinazione. Un valore, questo, dalla forte centralità esistenziale, se non altro per il potenziale che è in grado di scatenare soprattutto quando corri il rischio di andare incontro a delle pericolose difficoltà. Basti pensare alle patologie organiche croniche, o addirittura al cancro, un male dalle impressionanti peculiarità degenerative. Insomma, un’autentica piaga che, però, puoi serenamente respingere mediante la cura del tuo sistema muscolare.

Le osservazioni del DKFZ sul valore del sistema muscolare

La perdita di tono strutturale, o il più allarmante deperimento fisico, conducono il tuo sistema muscolare verso un indebolimento generalizzato che, a lungo andare, può aprire le porte a molteplici disagi. Una constatazione di un certo rilievo approfondita dagli scienziati tedeschi del DKFZ, rinomato per le sue autorevoli ricerche sul cancro. Stando, infatti, a quanto emerge dalle loro osservazioni, la predetta correlazione sta nella mancanza di cellule T, le quali sostengono le difese immunitarie per allontanare virus e infezioni di ogni tipo. E che grazie ai passi fatti in avanti con la prevenzione in tal senso, sono diventate vero e proprio punto di riferimento.

Costanza e amor proprio per tenersi in forma

Esperimenti e documentazioni varie non offuscano, comunque, il ruolo del riguardo personale per il tuo sistema muscolare. Le attività e gli esercizi da compiere sono davvero tanti; e con le attuali temperature, le opportunità per fare moto fuori casa aumentano a dismisura. Correre, nuotare, fare passeggiate al parco o in spiaggia sono un rimedio ottimale per tenere fede a uno scopo primario, ossia il tuo benessere. E se a ciò si abbina persino una dieta sana ed equilibrata, priva di qualsivoglia eccesso, gli obiettivi da raggiungere diventeranno presto realtà.

Fonte: sciencedaily.com

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Attività fisica: fare movimento tutela la salute del cuore

Fare moto seguendo una dieta bilanciata ti consente di mantenere una forma ottimale e di evitare pericolose patologie organiche. Ed è soprattutto l’attività fisica a darti una regolarità di un certo tipo, poiché stimola il tuo benessere migliorando lucidità e concentrazione senza soluzione di continuità. Un vantaggio non da poco, ma che ovviamente richiede il massimo impegno, oltre che una buona dose di determinazione. Presupposti basilari e imprescindibili, a tutela del tuo sistema immunitario affinché determinati scenari restino un semplice argomento di discussione. E perché no, di sensibilizzazione verso chi ne soffre e può trovare in te una sorta di punto di riferimento.

I benefici dell’attività fisica per chi ha il by-pass

Un team di ricercatori, guidati da Hady Atef del Department of Physical Therapy for Internal Medicine dell’università del Cairo, ha presentato un’interessante evidenza. Coloro i quali si sono sottoposti a un intervento per l’immissione di un by-pass aorto-coronarico, dovrebbero aumentare la loro dose di attività fisica giornaliera. Inoltre, farla di mattina migliora il sistema immunitario e favorisce il sonno; un autentico toccasana che, come ben sai, ti fornisce il giusto apporto energetico per affrontare la giornata con il piglio giusto. Parametro, questo, da non sottovalutare.

I dettagli dello studio di Hady Atef

Su un campione di 80 pazienti – con età compresa tra i 45 e i 65 anni – Haty Adef ha dimostrato che l’attività fisica valorizza i suoi benefici anche a sei settimane dall’intervento. La qualità del riposo e la capacità funzionale raggiungono livelli beneauguranti indicando quella che è la direzione da seguire per proseguire la propria esistenza con serenità. Un dettaglio a cui devi prestare attenzione, dato che la preservazione del tuo corpo resta la tua priorità assoluta. Pratiche come camminare, pedalare, nuotare o altro rappresentano, insomma, la strada per sentirsi bene e condividere con, chi ti sta a cuore, la propria felicità interiore.

Fonte: repubblica.it

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Cibi integrali e fermentati: i migliori alleati per il buon umore

Quando sei in salute, sia dentro che fuori, la vita procede ad un ritmo adeguato migliorando il rapporto con il tuo essere e le relazioni a cui tieni maggiormente. Un processo stimolante a cui tutti dovrebbero puntare facendo leva su tanti elementi, come quello legato ad un alimentazione sana e bilanciata. I cibi integrali (e non) hanno, infatti, l’incredibile potere di incentivare il buon umore definendo un benessere psico-fisico a dir poco invidiabile. Un dato ormai conclamato, che ovviamente bassa attraverso una regolarità oculata in grado di preservare, senza se e senza ma il tuo organismo.

I cibi integrali riducono il rischio di infiammazioni varie

Stefano Erzegovesi, psichiatra e nutrizionista, oltre che primario del Centro per i Disturbi Alimentari dell’Ospedale San Raffaele di Milano, sostiene con forza quanto affermato prima. Il suo libro “La dieta della mente felice” si focalizza sulla riduzione delle infiammazioni attraverso il consumo di alimenti antiossidanti e fibre vegetali. I cibi integrali, quindi, stabilizzano la serotonina prodotta dall’intestino, regolatore cardine del tuo umore che, in scenari nefasti, può portare a preoccupanti stati depressivi. Inoltre, pregiudicano sul nascere lo sviluppo di patologie nocive per il tuo corpo garantendo, così, uno status ottimale per un’impeccabile routine quotidiana.

Il potenziale degli alimenti fermentati

In merito al quantitativo di cibi integrali da mangiare, viene indicato un dosaggio per adulti di 12,6-16,7 g di fibre per ogni 1.000 kcal, quindi in media 25 g di fibre al giorno. Per quanto riguarda, poi, la composizione dei pasti, è consigliabile fare colazione con dei cereali integrali ed associare a pranzo e cena una buona porzione di verdure. E qualora tu voglia avere altre opzioni per diversificare, in meglio, la tua dieta, puoi contare anche sui cibi fermentati. Kefir, crauti, zucchine, cetrioli, carote, broccoli e zenzero rafforzano il microbiota intestinale e contrastano l’eccesso di glicemia. Insomma, tante frecce al tuo arco per godere di tutta la felicità interiore che desideri.

Fonte: repubblica.it

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Vitamina D: una soluzione efficace per la lotta ai tumori

Le strade da intraprendere per preservare il tuo organismo sono davvero infinite. E la maggior parte di queste passa attraverso un piano nutrizionale oculato, ricco di elementi sani e stimolanti. Come ad esempio la vitamina D, il cui apporto energetico regola diverse funzioni del tuo corpo e fortifica progressivamente il relativo apparato osseo. Inoltre, le sue proprietà impediscono al calcio di depositarsi nei reni o nelle arterie al fine di scongiurare pericolose patologie come l’arteriosclerosi e le calcificazioni tissutali. Un quadro di peculiarità, quindi, incredibilmente efficaci, alle quali se ne aggiungono altre frutto di studi ed approfondimenti scientifici di tutto rispetto.

Come la vitamina D può difenderti dai tumori

Secondo una ricerca condotta dalle università della Finlandia orientale e di Madrid, una buona quantità di vitamina D può contrastare l’insorgenza di tumori e cancro. Un’affermazione dalla sensazionale rilevanza scientifica e sanitaria che fa leva su un elenco di dati incontrovertibili; e che, chiaramente, non esclude la contemplazione di caso per caso per fornire evidenze chiare e oggettive. In poche parole, tu avrai sicuramente una reattività diversa alla vitamina in questione rispetto a un’altra persona. Ragion per cui, le ricerche in tal senso devono continuare senza sosta eliminando, quanto prima, delle nocive zone d’ombra divulgative.

Gli alimenti consigliati per una massiccia integrazione vitaminica

Ma quali sono gli alimenti che ti danno il giusto quantitativo di vitamina D? Alcuni tipi di pesce assolvono a questo compito, come il salmone, lo sgombro e le sardine. Non vanno trascurati neanche il fegato suino, il latte, il burro, i formaggi grassi e le uova, ingredienti capaci di adattarsi ad ogni tipo di evenienza culinaria. Mentre, in ambito vegetale, assumi con la giusta moderazione i funghi, saporiti e invitanti con qualunque tipologia di preparazione. Seguendo questi suggerimenti, riuscirai a definire una dieta ad hoc in grado di tenerti alla larga da ogni forma di malessere.

Fonte: ansa.it

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Cenare tardi favorisce l’aumento di peso e il rischio obesità

Mantenere un’alimentazione equilibrata è una sorta di missione personale a cui deve tenere fede, se rispetti fino in fondo il tuo organismo. Chiaramente, qualche piccola variazione sul tema è consentita, se quest’ultima non sfocia in un dannoso quanto irrecuperabile eccesso. E tra i vari campanelli d’allarme in tal senso, c’è sicuramente quello legato ai pasti fuori orario, un’alterazione che a lungo andare ti può dare più di un semplice grattacapo. Cenare tardi, ad esempio, complica il rispetto di un regime nutrizionale sano e bilanciato. Inoltre, ti penalizza, dal punto di vista energetico, per l’esecuzione di qualsivoglia attività, marginale o importante che sia.

La preoccupante evidenza scientifica sul cenare tardi

Jonathan C., Jun M. D. della Johns Hopkins University School of Medicine di Baltimora (Stati Uniti) sentenzia, mediante uno studio approfondito, l’incidenza del cenare tardi. Su tutti, il peggioramento del livello di glucosio  nel sangue e il rallentamento dei grassi che vengono progressivamente bruciati. Insomma, un quadro che ti deve far focalizzare sulle modalità di assunzione di qualsivoglia alimento, anche quando l’appetito sembra prendere il sopravvento. Perché è proprio in quel frangente che occorre farsi forza e non cadere in tentazione, altrimenti la parabola discente verso risultati spiacevoli diventa un’insidiosa realtà. E fra quelli maggiormente conclamati, ci sono l’aumento di peso e il conseguente spauracchio legato all’obesità. Un dato che interessa, nel mondo, 2,1 miliardi di adulti e che apre a scenari patologici da brividi.

Rispetta il tuo equilibrio personale

Quanto sviscerato in precedenza ti deve indurre a riflettere su un elemento essenziale per il tuo benessere, ovvero la tenuta psico-fisica del tuo corpo. Cenare tardi (così come altri “peccati di gola”) danneggiano enormemente il tuo metabolismo. E se nel caso specifico non puoi farne a meno – a causa di motivazioni lavorative e/o personali – puoi sempre rimediare in un altro modo. Basti pensare ai pasti a sacco; oppure a un frazionamento orario dei pasti maggiormente calibrato. Così facendo, eviterai quei range temporali nocivi per la tua salute.

Fonte: medicalexpress.com

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Secondo alcune ricerche dormire poco fa ingrassare

Dormire poco fa ingrassare: questo è quanto risalta da alcune ricerche portate avanti negli ultimi anni. Un sonno insufficiente, sia sotto il punto di vista della quantità che della qualità, potrebbe influire negativamente sul peso. Questa affermazione, per molti versi piuttosto forte, non è campata in aria. A consolidare questa opinione infatti, non vi è solo una ma ben 5 considerazioni che, in tempi e situazioni diverse, sono state effettuate da esperti del settore.

5 motivi per cui dormire poco fa ingrassare

A prescindere da fattori legati al peso, dormire poco e male fa male. Per non rendere il discorso troppo ampio e noioso però, qui ci concentreremo esclusivamente su 5 motivi per cui dormire poco fa ingrassare:

  1. secondo la dottoressa Eve Van Cauter del centro di Medicina del Sonno e del Metabolismo dell’Università di Chicago, quando non si dorme in modo non corretto, la produzione degli ormoni viene alterata. Nello specifico, l’assenza o la carenza di sonno aumenta un ormone prodotto dallo stomaco (la grelina) che solitamente riduce la sensazione di fame e, allo stesso tempo, diminuisce la secrezione di leptina, che invece stimola la sensazione di sanità. Per questo, se hai fatto caso, a volte quando dormi particolarmente poco ti svegli con più appetito del solito.
  2. Secondo il dottor Kenneth Wright, direttore del laboratorio del centro di Medicina del Sonno e Cronobiologia dell’Università del Colorado, invece la riduzione del sonno aumenta la necessità di calori. Secondo i suoi test, sono infatti circa 300 le calorie in più richieste da chi non dorme o comunque dorme molto male. D’altronde il nostro fisico, quando si trova in una fase di sonno, consuma molte meno calorie. Se invece è sveglio più a lungo, il fabbisogno cresce.
  3. Secondo la dottoressa D. DePorter dell’Università dell’Arizona, la fame che si ha quando si dorme male o di meno, è indirizzata maggiormente al puro piacere che a una reale necessità. A causa di un ritmo di veglia/sonno alterato infatti, gli endocannabinoidi aumentano a dismisura nell’organismo. Ciò va ad influire sulla necessità di cibo che percepisci rispetto a quella reale.
  4. Dormire fa poco ingrassare, secondo la dottoressa Josiane Broussard del Cedar Sinai Medical Center di Los Angeles, perché ciò altera l’equilibrio del grasso corporeo. Le cellule del tessuto adiposo così, diventano incapaci di rispondere adeguatamente all’insulina. In alcuni particolari casi, ciò può scatenare un fenomeno definito insulino-resistenza che è alla base dell’insorgenza di obesità e soprattutto diabete di tipo 2.
  5. Un ritmo di sonno alterato, è spesso accompagnato da spuntini notturni. Spesso, in questi frangenti non si assumono alimenti propriamente salutari…

 

Fonte: Informasonno

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Perdere peso a 40 anni? Ecco perché è così difficile!

Perdere peso a 40 anni non è facile come quando se ne aveva 20: si tratta di una delle tante tristi considerazioni di quando si raggiungono i famosi “anta”. Come se non bastasse il fisico che cambia, a farci sentire gli anni che passano ci si mette anche il peso! Si tratta di una semplice impressione o vi è un reale fondamento verso questa considerazione?

Secondo quanto affermato da Stefano Erzegovesi (nutrizionista e psichiatra responsabile del Centro dei disturbi alimentari dell’Ospedale San Raffaele di Milano) questa considerazione ha fondamenta a dir poco solide.

Perdere peso a 40 anni è realmente più difficile: ecco perché

Secondo diversi studi specifici, anche le persone che rimangono attive, a partire dai 30 anni ogni decennio perdono massa muscolare sostituendola con massa grassa. I muscoli consumano più calorie del grasso e quindi meno muscoli significa un metabolismo più lento e la necessità di un minor numero di calorie che non sempre trova riscontro nel tipo di dieta“. Sempre secondo il nutrizionista poi, altri fattori legati all’età non favoriscono di certo il dimagrimento: chi supera i 40 infatti, tende ad essere più sedentario e dunque questo effetto viene accentuato.

Anche gli sportivi più accaniti devono però arrendersi davanti a fattori come gli sbalzi ormonali. Come spiega Erzegovesi “La menopausa comporta molto spesso un aumento di peso e una modifica del metabolismo basale“. In maniera minore, con l’avanzare dell’età, anche gli uomini subirebbero delle modifiche al metabolismo che portano a risultati comunque simili.

Non solo, secondo le ricerche, pur non avendo a che fare con veri e propri disturbi alimentari, una persona anziana può avere dei problemi. A causa di shock emotivi o stati come la solitudine, è possibile trovare nel cibo una sorta di “consolazione”. Se questo fattore è piuttosto comune a tutte le età, con il passare degli anni può incidere maggiormente sul peso.

Come fare a perdere peso a 40 anni (e dopo)

La chiave di tutto risiede nel guadagnare muscolatura e accelerare il metabolismo. Un’attività fisica più lieve rispetto al passato ma costante, una dieta ricca di proteine (ma non di calorie) soprattutto vegetali può essere un buon modo per perdere peso a 40 anni e nei decenni successivi. Non va comunque sottovalutato il lato psicologico e risulta estremamente necessario mantenere rapporti interpersonali, amicizie e (perché no) anche una vita di coppia soddisfacente.

Fonte: Corriere.it

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La dieta senza carboidrati di Jennifer Lopez (e di tante altre star)

Jennifer Lopez non ha bisogno di particolari presentazioni. Ultimamente, l’attrice ha fatto parlare di se sui social (e non solo) per aver adottato una dieta di 10 giorni durante i quali ha totalmente rinunciato ai carboidrati. Il regime alimentare è stato accompagnato da tanto di foto dell’avvenente Lopez ha regolarmente postato su Instagram.

La dieta senza carboidrati di Jennifer Lopez non ha solamente catturato l’attenzione di molte persone. Non sono infatti mancate anche le polemiche! Molti follower e non solo hanno contestato questa tipologia di dieta, considerandola troppo estrema. Le polemiche si sono accentuate quando la celebrità in questione ha sfidato i suoi follower a seguire un regime alimentari simile al suo, ovvero privo di zucchero e di carboidrati. Per fare ciò, Jennifer Lopez ha lanciato l’hashtag #10daychallenge che, come prevedibile, ha trovato terreno fertile sui social network.

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La dieta senza carboidrati di Jennifer Lopez e l’hashtag #10daychallenge

L’iniziativa ha avuto un certo seguito tra altre star musicali come Shakira, Jay-Z e Beyoncé. Di contro, a rispondere a tono, c’hanno pensato alcune modelle come Bella Hadid o Caroline Vreeland, che ha persino inaugurato l’hashtag #carocarbload. Le loro foto in risposta? Pizze e piatti di spaghetti per una vera e propria abbuffata di carboidrati!

La dieta low carb seguita da Jennifer Lopez, seppur supportata da un apposito nutrizionista, è un esempio da prendere con le pinze. Secondo gli esperti infatti, privarsi totalmente di carboidrati  è accettabile per un tempo davvero molto ridotto perché carboidrati e zucchero sono una sorta di “benzina” per muscoli e altri organi vitali come il cervello. Togliere carboidrati significa affaticare il fisico, rendendoci deboli e andando mano a mano a causare danni potenzialmente ingenti al corpo.

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Un metodo per far scoprire e consumare frutta e verdura ai bambini

Frutta e verdura, per i bambini sono spesso alimenti piuttosto ostici. Nonostante sappiamo bene come questi siano importanti non solo nella fase di crescita ma anche in tutto il corso della vita, i genitori sono spesso costretti a fare i salti mortali per convincere i più piccoli in tal senso. Grazie alla dieta ViviSmart, questo processo sembrerebbe molto più semplice. Ma di cosa si tratta?

Si tratta di un progetto portato avanti da grandi società nell’ambito alimentare come Barilla, Coop e Danone. Grazie a questa dieta sperimentale, i bambini che hanno imparato a mangiare più frutta e verdura, a bere più latte e ad aumentare la loro attività sportiva. La ricerca sviluppata dalle università Lumsa, Napoli Parthenope e Roma Tre con il prezioso contributo della Società Italiana di Medicina Generale ha portato risultati decisamente positivi.

Con ViviSmart si è riuscito a far consumare frutta e verdura ai bambini!

Tra le diverse attività promosse nell’ambito del progetto, spicca una rivalutazione della dieta mediterranea e un focus specifico sui comportamenti quotidiani dei più piccoli. I risultati ottenuti, rappresentati con freddi numeri, denotano un aumento del 6% per quanto riguarda il consumo di frutta. Per quanto riguarda le verdure invece, si parla addirittura del 135%. Allo stesso modo è aumentato il consumo di acqua così come quello del latte e dei suoi derivati.

Secondo quanto affermato da Roberto Ciati di Barilla Group “È necessario promuovere una corretta alimentazione sin dall’età scolare  facendo leva su iniziative concrete e calate nella vita quotidiana per migliorare gli stili di vita, come recentemente sottolineato dalla risoluzione ONU sulla prevenzione“.

Il progetto ViviSmart ha coinvolto 16 scuole, 80 insegnanti e più di 1.500 bambini nelle aree metropolitane di Milano, Parma Firenze e Bari. La sensibilizzazione dei più piccoli che, con questo progetto ha portato a così grandi risultati, potrebbe in futuro diventare una costante nelle nostre scuole. Ciò potrebbe comportare con un miglioramento notevole della salute e dello stile di vita nelle generazioni future.

Fonte: Quotidiano.net

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The Healthy Planet Diet: una dieta per salvare la terra?

Basterà una dieta per salvare la terra? Probabilmente no, ma se ognuno di noi dovesse fare qualcosa per preservare il nostro pianeta, la vita dei nostri figli ne gioverebbe molto.

Conosciuta nel mondo anglosassone come The Healthy Planet Diet si tratta di un particolare regime alimentare che, oltre a consentire di migliorare la propria salute, tutela il nostro pianeta. Effettivamente, calcolando quanti sono gli umani sulla terra, è facile intuire come cambiare in massa le proprie abitudini alimentari potrebbe avere una notevole incidenza a livello ecologico.

A livello pratico, come si segue questa particolare dieta? Essa è costituita da un’alimentazione che vede l’impiego del 50% di frutta e verdura di stagione e al 50% di un insieme di proteine, oli e grassi vegetali e cereali integrali.

In misura nettamente minore sono assumibili anche proteine animali come carni bianche e pesce. Non mancano gli alimenti che risultano invece assolutamente “vietati” come lo zucchero, latte e derivati e carne rossa.

Poi ci sono i cibi fortemente sconsigliati, quali carne rossa, verdure ricche di amido, latte e latticini, oltre allo zucchero raffinato, quest’ultimo da bandire in forma definitiva.

Come portare avanti la dieta per salvare la terra?

A livello pratico, come si può comporre un programma che segue queste direttive? Una giornata tipo per chi segue la The Healthy Planet Diet dovrebbe svilupparsi nel seguente modo:

  • Per colazione, un’ottima idea potrebbe essere una omlette con verdure di stagione, una spremuta di agrumi o una macedonia. Abbinare al tutto una manciata di noci.
  • In occasione del pranzo di può optare per verdura (sia cruda che cotta), legumi e come frutta una mela o qualunque altro frutto di stagione.
  • La merenda può essere costituita da frutta di stagione (intera o sotto forma di macedonia).
  • Per cena, una zuppa di legumi o un passato di verdura può essere una buona soluzione.

Come è facile intuire, si tratta di un regime alimentare estremamente sano. Se a ciò si aggiunge il lato prettamente ecologico, si tratta di una soluzione valida anche sotto il punto di vista etico!

 

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